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CONFRATERNITE, OSPEDALI E BENEFICI NELL'ETA' MODERNA
ATTI DEL II COLLOQUIO DI STUDI STORICI SULLA CALABRIA ULTRA


Famiglie storiche dello Jonio Un convegno di studi storici, centrato sulla esplorazione di un determinato spazio d’indagine, rende sempre alla comunità dei fruitori sensibili un servizio di conoscenza importante e per certi versi appaga quel bisogno di studio del passato, che avverte ogni società motivata e saggia.
Il prezioso contributo che il “II Colloquio di Studi Storici sulla Calabria Ultra”, promosso dalla Fondazione Bedini Staltari onlus e dal Circolo di Studi Storici “Le Calabrie”, che si è svolto a Sant’Ilario dello Ionio il 18 aprile 2009, oltre a far luce su determinati aspetti della vita sociale e religiosa dei secoli XIV-XIX nella terra di Condojanni e Sant’Ilario e in quella della Locride, è servito a dare importante seguito al rilancio della vita culturale che il Comune e la Pro-Loco di Sant’Ilario si propongono come strada maestra dei loro fondamentali obiettivi di sviluppo.
Il convegno ospitato nella seicentesca Chiesa Parrocchiale di Sant’Ilarione Abate, ha richiamato un bel numero di amici della Storia, che hanno ottenuto dai valenti relatori una lezione meticolosa e convincente su aspetti di primo piano della vita degli ultimi quattro secoli nella nostra zona.
Il professor Enzo D’Agostino ha sfogliato per noi numerose pagine della sua riconosciuta competenza in campo ecclesiale, informandoci sulla “sollecitudo rei socialis” e sulla organizzazione sanitaria (se si può dire così) che le confraternite, i conventi e i monasteri della diocesi di Gerace dal 1500 in poi riuscivano in qualche modo a seguire, per soccorrere i sofferenti dell’epoca. Abbiamo così appreso che ogni associazione di religiosi oltre i normali scopi educativi, morali e di culto curava anche l’aspetto caritativo e assistenziale nei confronti “delli pellegrini di condizione bassa e per non più di due giorni” cercando di rendere anche concreto e visibile quell’amore per il prossimo che giornalmente intonava nelle sue preghiere. Ospizi o ospedali, per quanto miseri nelle strutture e negli arredi, già nel Seicento muovevano il pensiero dei più illuminati a un minimo concetto di Stato Sociale, inteso chiaramente come offerta caritativa e non ancora come riconoscimento di un diritto collettivo.
D’Agostino legge con attenzione le relazioni dei vescovi dell’epoca, le interpreta, le inquadra sullo sfondo di quella estrema precarietà e mostra piacere quando può dirci che a Caulonia, a metà ‘700, c’era un piccolo gruppo di medici senza frontiere e senza limiti, che assisteva gratuitamente “la gente poverella”. Come pure quando ci parla di Roccella, che aveva predisposto un luogo di assistenza sanitaria annessa alla chiesa di Santa Caterina, che ospitò una certa Eleonora Longo, come prima assistita di un pubblico servizio.
Gocce di umanità in un deserto aspro di miseria, di egoismi e di privilegi, che ci mostrano con quanta difficoltà e lentezza ha saputo muoversi che ci mostrano con quanta difficoltà e lentezza ha saputo muoversi nella nostra terra ogni piccola conquista sociale. Erano tempi in cui la carità ecclesiale era l’unico ministero che in qualche misura apriva le braccia verso quell’umanità, insecchita dalle privazioni e chiusa in un freddo recinto di umiliazione e di sofferenza.
La seconda relazione, sviluppata con dotta e meticolosa puntualità dal professor Vincenzo Naymo, ha riguardato il particolare istituto, insieme giuridico ed ecclesiale, dei giuspatronati, che i laici potevano esercitare in riferimento a determinati beni di pertinenza religiosa. 
Lo studio ha esplorato la situazione esistente in tutti i comuni e le parrocchie della Diocesi di Gerace, ha evidenziato le sottili interferenze che i nobili dell’epoca esercitavano nella gestione degli affari della chiesa, non sempre per spirito religioso, ma assai spesso per reali benefici di ordine dinastico e patrimoniale. I giuspatronati erano comunque delle istituzioni di origine medievale, che si sono conservate per tutta l’età moderna e della cui corretta gestione si sono interessati diversi concilii fino al Vaticano II di metà Novecento.
Alessio Bedini, che è una straordinaria risorsa affettiva e culturale acquistata da Sant’Ilario, ha raccontato con dovizia di riferimenti, di dettagli e di date la consistenza dei beni ecclesiali di Condojanni e di Sant’Ilario, frugando nel sacco del tempo che tutto contiene e molto restituisce quando esploratori capaci lo sanno interrogare e interpretare nei resti ancora visibili del passato o negli archivi disponibili.
Conosciamo così, con riferimenti precisi e valutazioni acute e intelligenti, tutto il quadro ampio delle entità di culto, che conferivano a Condojanni la solenne sacralità di un impianto urbano e religioso simile a quello di Gerace, potendo vantare, in un territorio di certo inferiore, ben 23 chiese e oltre 40 altari. Una ricchezza di valori spirituali che dava senno e pietas a una popolazione afflitta da povertà e soprusi, ma sostenuta intimamente da una fede autentica che non negava mai una offerta per la casa dei suoi santi, anche quando nella propria non restava nulla.
Invito soprattutto i cittadini di Sant’Ilario e Condojanni a leggere con attenzione la bella descrizione che Alessio Bedini ci regala e a provare a comporre, come in un prezioso mosaico di cupole e campanili, il suggestivo panorama urbano di Condojanni nelle età successive al medioevo. Potranno essi pure, scavalcando la robusta parete della “Mante”, veder fiorire lentamente il paese di Sant’Ilario, con le sue dignitose realtà ecclesiali e poi, scendendo verso il piano della Marina anche dal versante di Fallò, le più recenti e non meno suggestive Chiese patrizie e rurali, fino a completare lo schema del territorio del comune.
Filippo Racco ha osservato con pari acume e vigore scientifico il dato relativo alle confraternite laicali e ai giuspatronati della città di Roccella, capitale di quel grande, principesco casato dei Carafa della Spina, che grandi impronte ha lasciato nel nostro territorio. Un’indagine che si è imposta il metodo rigoroso del riscontro sui documenti, per un lungo periodo, del quale non si era fatta finora una concreta lettura storica.
Questi lavori puntuali confortano le attese, invogliano sempre nuove ricerche, rendono merito a chi li ha realizzati. Dicevo prima con piacere del nuovo vento di animosità culturale che investe oggi il paese di Sant’Ilario. Esso non va assolutamente frenato o offeso con il disinteresse o la diffidenza, perché mira dritto alla ridefinizione di una mentalità collettiva, capace di confrontarsi meglio con la qualità degli avvenimenti che la modernità ci propone e che non possono ridursi soltanto a spettacoli di chiasso e a ritualità goderecce e di evasione.
Nell’approssimarsi delle celebrazioni del 150° dell’Unità Nazionale, il Sud deve riconoscere che aldilà di ogni pretestuosa e sterile contrapposizione, è ancora atteso a una reale, autonoma, vigorosa forma di emancipazione, che riesca a mettere a frutto le sue immense dotazioni storiche, ambientalistiche e culturali, come doveroso contributo al benessere della Nazione e alla pace sociale. Questo sarà possibile solo quando saprà far vincere definitivamente le risorse preziose della buona volontà, dello spirito di intraprendenza e dell’amore del bene proprio e altrui, allontanando in maniera decisa l’auto compatimento, le sterili consuetudini speculative e l’insopportabile infamia di altri percorsi, ancora più oscuri, più rovinosi e più tristi. Per farlo c’è bisogno di guardarsi tutti dentro, con occhi aperti a una nuova luce, più luminosa e umile, più semplice e più buona. Questa può nascere soltanto da idee sagge e responsabili, da una visione più alta delle cose del mondo, da una nuova cultura di pensieri, di prospettive e di comportamenti. 


Il presidente della Pro-Loco
di Sant’Ilario dello Ionio
Prof. Ugo Mollica

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